Poca importa il luogo e tanto meno il ritmo musicale della sfilata, a me manca tanto il carnevale, non perche’ non lo viva ormai da anni qui in Asia dove rimane un illustre sconosciuto. Mi manca il carnevale come tempo di gioia, di maschera da preparare e poi indossare, anche come tempo di trasgressione, seguendo il detto latino “semel in anno licet insanire” In un ben definito periodo di ogni anno tutti sono autorizzati a non rispettare le convenzioni religiose e sociali, a comportarsi quasi come se fossero altre persone. Questa tradizione era spesso legata alla celebrazione del carnevale, la cui etimologia rimanda alla distinzione tra periodi di festa e altri di astinenza ( “carne, vale” addio carne), cosi si termina con il Martedi grasso lasciando il posto al Mercoledi delle Ceneri che apre la Quaresima.
Mi manca il Carnevale come periodo, come tempo proprio, tempo dove anche cio’ che abitualmente non sembra trovare spazio trova il suo tempo e spazio, e cosi “ogni scherzo vale”. L’altro giorno seguivo un gruppo di bambini cinesi alle prime armi con l’apprendimento della lingua inglese e avevano tra le mani un foglio con il nome delle varie stagioni da abbinare alla neve dell’inverno, ai fiori e farfalle della primavera, al sole e mare di una spiaggia in piena estate ed un cesto colmo di frutti del periodo autunnale. Mi chiedevo se da noi esistono ancora le stagioni, quando poi si mangia frutti di ogni stagione durante tutto l’anno, esiste ancora la frutta di stagione? ve lo ricordate voi il gelato che arrivava solo durante “la stagione”, chiedete ai vostri nonni del negozio di Amgiolina “Tuccian”.
E ritornando al carnevale, il ricordo va alle umili maschere di cartone ed elastico comprate a poche lire, ai disegni fatti in classe per le tipiche maschere regionali: l’Arlecchino di colori, servo balordo e scansafatiche; Brighella, servo astuto e intrigante; Pantalone, vecchio mercante avaro e brontolone, e poi a ruota ecco sfilare Gianduia (Torino), Colombina (Venezia), Meneghino (Milano), Balanzone (Bologna), Stenterello (Firenze), Rugantino (Roma) e Pulcinella (Napoli)...
Ecco il carnevale come simbolo e metafora di stagioni del cuore, dove c’e’ il tempo per ogni cosa, tempo per il diverso ed anche il contrario, tempo per la distinzione e tempo per lasciare spazio ad una nuova stagione, in un susseguirsi ed alternarsi che crea unione e possibilmente comunione. Ed anche il carnevale ha il suo tempo e spazio, tempo dunque per indossare la maschera e tempo, speriamo, anche per toglierla.
Viva il carnevale, diamo spazio al tempo; tu quale stagione stai vivendo?
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